Marzo 20, 2008...7:38 am

Riflessa in una pagina

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Quante parole ho scritto. Non c’è stato momento della mia vita in cui non abbia messo nero su bianco un’emozione, un sentimento, uno sfogo, a volte in pagine e pagine di diari che ancora custodisco gelosamente, altre volte in appunti sparsi, fogli volanti ma pur sempre stretti nel mio segreto, versi grondanti di passione, racconti e perfino sogni. Già i miei sogni. Un’altra dimensione pur vissuta, dove altrettante speranze, emozioni sono emerse concretizzandosi in storie nuove, a volte intrecciate con personaggi di fantasia. Così anni fa decisi di trascrivere alcuni dei miei sogni più significativi per trarne un giorno materia di ispirazione per qualche racconto. Ma cosa c’è dietro questo a volte maniacale bisogno di scrivere? La scrittura è spesso un percorso terapeutico per conoscersi, liberarsi da impulsi negativi, chiarirsi le idee, ma anche un’ambizione di onnipotenza. Si scrive per illudersi che altrove, nello spazio della creazione, si possa intervenire per modificare gli eventi o semplicemente si possa misurare il peso del male che se pur male non fa mai così male come quello reale. Ci sono stati momenti nella mia vita in cui ho scritto ininterrottamente. Fiumi di parole. Pagine e pagine, a volte frasi spezzate, ma molto più incisive di altre pur complete. Non c’era emozione che non potesse trovare forma sulla carta bianca in un processo di liberazione artistica che era insieme una guarigione da umori devastanti. Perché ci sono delle emozioni che se restano dentro possono ucciderti inesorabilmente, ma che possono essere la tua medicina se riesci a esprimerle. Poi ci sono stati i momenti dell’aridità poetica. Quelli in cui ho preferito stare in silenzio, limitandomi a osservare la vita e a porre domande. Sempre senza risposte. Ma non ho mai temuto questo silenzio. La scrittura è uno stato d’animo. Va e viene. Così è tornata e allora è stato bello ritrovarsi riflessi nella pagina scritta. Come ora. Come in questo blog che oggi rappresenta il mio pensiero felice, perché malgrado la tristezza, le brutte notizie, c’è per me un luogo di evasione, dove posso starmene tranquilla e permettere alle parole piano piano di far venire fuori prima il negativo e poi la mia parte migliore, e quindi di nuovo la calma, la calma e l’equilibrio di chi ha ritrovato di nuovo se stessa.

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