“Ce lo dà il libro per le vacanze?” Così mi hanno chiesto i miei alunni, all’approssimarsi della fine dell’anno… “Vi farebbe piacere averne uno?” Ho replicato io, mentre nella mia memoria si aprivano degli sprazzi di luce, riportandomi a galla sensazioni dimenticate e forse mai abbastanza godute… la mia estate. Mi è bastato ripercorrere per un attimo l’emozione di quel libro per le vacanze leggero e colorato, che infilai nella cartella, forse l’ultimo giorno di scuola… sarà stata la quinta o la quarta elementare. Ricordo che scendevo velocemente le scale della scuola con una leggerezza dentro, mentre le rondini tagliavano l’aria su di me con il loro garrito che sapeva di libertà, la mia. E poi quel libro, fatto di letture piacevoli e rasserenanti, i giochini che intervallavano gli esercizi facili… divoravo tutto con la sete di conoscenza che da sempre ho avuto. Già, perché una bimba che è nata negli anni ‘70 giocava molto con la fantasia e trascorreva il suo tempo libero senza porsi il problema di cosa dover fare, semplicemente si godeva il trascorrere delle ore tra un gioco e una scoperta. Nessun saggio di aerobica, niente impegni extrascolastici (quante cose fanno i bambini oggi, peggio degli adulti), pura gioia in libero pensiero. Era piacevole scandire le mie settimane seguendo l’alternarsi di semplici lezioni contenute in quel libro. C’era la consapevolezza di fare qualcosa di utile ma al tempo stesso ameno. E’ incredibile, ma ne ricordo perfino una figura: una spiaggia, un ombrellone in riva al mare e un bambino che costruisce un castello di sabbia. Chissà quante volte mi deve essere tornata in mente quell’immagine, quando al mare ci andavo sul serio con i miei fratelli. Mia madre dice che ero una bambina un po’ timorosa del mare (lo sono ancora) e che me ne stavo per ore a raccogliere conchigliette, che poi conservavo nel mio secchiello. Ma io lo so che in quel gesto c’era un rituale, qualcosa che da bambina sapevo fare e che oggi mi sfugge: il vivere semplicemente senza ansie e pretese. Proprio come sa vivere un fiore che si gode il sole d’estate, nel breve periodo della sua esistenza, senza chiedersi cosa ci fa su questo mondo. La mia estate aveva questo sapore, un altro sapore.
Quando il vento soffiava, in estate, i pensieri volavano via come piume d’uccello, ed io li seguivo come si fa con i soffioni, quasi a volerli sospingere lontano, lontano con il battere di ciglia. Poi essi svanivano, lasciando il vuoto e io ero felice…
“Sì, ve lo do un libro per le vacanze… le vostre vacanze”.
Settembre 5, 2008...2:08 pm
Prima di ricominciare…un ricordo.
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2 Commenti
Settembre 7, 2008 alle 8:10 am
Mi ricordo il libro, il libretto delle vacanze. Ma sinceramente che cosa ci fosse scritto… niente.
Settembre 10, 2008 alle 1:57 pm