Il fardello della rabbia
Vorrei poterti odiare
per liberare la rabbia che racchiudo,
ma basterebbe, forse,
semplicemente dimenticarti.
Il tuo nome scivolare
nell’indifferenza nebbiosa dell’oblio.
Diventare tu come quei pensieri
che radi si presentano ogni dieci anni
senza lasciare traccia d’amaro.
Nel silenzio non vorrei udire
parole che hai detto ferendo,
rammentare promesse inadempiute.
Mi piacerebbe invece sentire
lo scricchiolio dei miei passi sul selciato
e il tagliente stridio delle cicale
e capire così
che ho solo percezione di vita presente
e non rammarico di vissuto.
In “L’Ira”, Giulio Perrone Editore, Roma 2009.






















6 Commenti
Aprile 23, 2009 alle 11:40 am
potrei dire – quale mio desiderio non fù mai meglio descritto-
Aprile 23, 2009 alle 2:29 pm
Davvero?
Allora abbiamo qualcosa in comune
Maggio 6, 2009 alle 1:58 pm
E dal 22 aprile, giorno del mio compleanno, non hai più scritto niente. Pigra o che altro?
Maggio 15, 2009 alle 2:19 pm
panta rei…come dicono i saggi tutto scorre
anche quelle parole che ci feriscono restano nella mamoria ma il dolore poco a poco si spegne
forse qualcosa di buono ci han regalato
la capacità di amare
e la capacità di dimenticare
buona giornata.
Maggio 17, 2009 alle 7:50 am
ciao Ennebì!
.. dovesei?
g
Giugno 11, 2009 alle 12:21 pm
Ciao, Nevia. Non passo da un po’ di qui, ma vedo che il blog è fermo al mese di aprile.
Poesia intensa, dal contenuto condivisibile. Quoto irish coffee.
Fati sentire…
Un salutone
annarita